web reputation e diritto all'oblio

web reputation e diritto all'oblio

chiamaci allo 0258100564

Comunicato stampa sulla sentenza C-136/17: GC et al. contro Commission nationale de l’informatique et des libertés (CNIL)

La sig.ra G.C. e i sigg. A.F., B.H e E.D. hanno agito dinanzi al Conseil d’État (Consiglio di Stato, Francia) contro la Commission nationale de l’informatique et des libertés (CNIL) (Commissione nazionale per l’informatica e le libertà; in prosieguo: la «CNIL», Francia) relativamente a quattro decisioni di quest’ultima recanti rifiuto di ingiungere alla società Google Inc. di procedere alla deindicizzazione di vari link, contenuti nell’elenco dei risultati che compare allo schermo in esito ad una ricerca effettuata a partire dal loro nome. Tali link rinviano a pagine Internet pubblicate da terzi che contengono, in particolare, un fotomontaggio satirico riguardante un’esponente politica messo in linea sotto pseudonimo nonché articoli che menzionano la qualità di responsabile delle pubbliche relazioni della Chiesa di Scientology di uno degli interessati, l’indagine giudiziaria a carico di un esponente politico e la condanna di un altro interessato per violenza sessuale su minore.

Nella sua odierna sentenza, la Corte ricorda che, nei limiti in cui l’attività di un motore di ricerca può incidere, in modo significativo e in aggiunta all’attività degli editori di siti Internet, sui diritti fondamentali al rispetto della vita privata e alla protezione dei dati personali, il gestore di tale motore di ricerca in quanto soggetto che determina le finalità e gli strumenti di detta attività deve garantire, nell’ambito delle sue responsabilità, delle sue competenze e delle sue possibilità, che detta attività soddisfi le prescrizioni del diritto dell’Unione, affinché le garanzie previste da quest’ultimo possano spiegare pienamente i loro effetti e possa essere realizzata una tutela efficace e completa delle persone interessate, in particolare del loro diritto al rispetto della loro vita privata. La Corte sottolinea poi che il trattamento dei dati personali che rivelano l’origine razziale o etnica, le opinioni politiche, le convinzioni religiose o filosofiche, l’appartenenza sindacale, nonché il trattamento di dati relativi alla salute e alla vita sessuale è vietato, fatte salve alcune eccezioni e deroghe. Inoltre, salvo deroga particolare, il trattamento di dati relativi alle infrazioni, alle condanne penali o alle misure di sicurezza può essere effettuato solo sotto controllo dell’autorità pubblica e un registro completo delle condanne penali può essere tenuto solo sotto il controllo dell’autorità pubblica.

Infine, per quanto riguarda pagine Internet contenenti dati relativi a un procedimento penale a carico di una persona specifica, che si riferiscono a una fase precedente di tale procedimento e non corrispondono più alla situazione attuale, incombe al gestore del motore di ricerca valutare se detta persona abbia diritto a che le informazioni di cui trattasi non siano più, allo stato attuale, collegate al suo nome mediante un elenco dei risultati, visualizzato in esito ad una ricerca effettuata a partire da tale nome. Per valutare tale diritto, il gestore del motore di ricerca deve tener conto di tutte le circostanze del caso di specie, quali, in particolare, la natura e la gravità dell’infrazione di cui trattasi, lo svolgimento e l’esito di tale procedura, il tempo trascorso, il ruolo rivestito da tale persona nella vita pubblica e il suo comportamento in passato, l’interesse del pubblico al momento della richiesta, il contenuto e la forma della pubblicazione nonché le ripercussioni della pubblicazione per tale persona. Il gestore di un motore di ricerca è quindi tenuto ad accogliere una domanda di deindicizzazione vertente su link verso pagine Internet nelle quali compaiono informazioni relative a un procedimento giudiziario di cui è stata oggetto una persona fisica, e, eventualmente, informazioni relative alla condanna che ne è conseguita, quando dette informazioni si riferiscono ad una fase precedente del procedimento giudiziario considerato e non corrispondono più alla situazione attuale, nei limiti in cui si constati che, tenuto conto di tutte le circostanze pertinenti della fattispecie, i diritti fondamentali della persona interessata prevalgono sui diritti degli utenti di Internet potenzialmente interessati.

Il comunicato stampa della Corte in italiano può essere scaricato all’URL https://curia.europa.eu/jcms/upload/docs/application/pdf/2019-09/cp190113it.pdf

Call Now ButtonChiama ora