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Il divieto di trattare determinate categorie di dati personali sensibili si applica anche ai gestori di motori di ricerca

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ricorda che, nei limiti in cui l’attività di un motore di ricerca può incidere, in modo significativo e in aggiunta all’attività degli editori di siti Internet, sui diritti fondamentali al rispetto della vita privata e alla protezione dei dati personali, il gestore di tale motore di ricerca in quanto soggetto che determina le finalità e gli strumenti di detta attività deve garantire, nell’ambito delle sue responsabilità, delle sue competenze e delle sue possibilità, che detta attività soddisfi le prescrizioni del diritto dell’Unione, affinché le garanzie previste da quest’ultimo possano spiegare pienamente i loro effetti e possa essere realizzata una tutela efficace e completa delle persone interessate, in particolare del loro diritto al rispetto della loro vita privata. La Corte sottolinea poi che il trattamento dei dati personali che rivelano l’origine razziale o etnica, le opinioni politiche, le convinzioni religiose o filosofiche, l’appartenenza sindacale, nonché il trattamento di dati relativi alla salute e alla vita sessuale è vietato, fatte salve alcune eccezioni e deroghe. Inoltre, salvo deroga particolare, il trattamento di dati relativi alle infrazioni, alle condanne penali o alle misure di sicurezza può essere effettuato solo sotto controllo dell’autorità pubblica e un registro completo delle condanne penali può essere tenuto solo sotto il controllo dell’autorità pubblica.
La Corte ritiene che tale divieto o tali restrizioni si applichino, ferme restando le eccezioni previste dal diritto dell’Unione, a tutti i responsabili che effettuano siffatti trattamenti. Essa sottolinea tuttavia che il gestore di un motore di ricerca è responsabile non del fatto che dei dati personali rientranti in tali disposizioni compaiono su una pagina Internet pubblicata da terzi, ma dell’indicizzazione di tale pagina e, in particolare, della visualizzazione del link verso di essa nell’elenco dei risultati presentati agli utenti di Internet in esito ad una ricerca. I divieti e le restrizioni si applicano al gestore di un motore di ricerca proprio a causa di tale indicizzazione e, quindi, per il tramite di una verifica da effettuare, sotto il controllo delle autorità nazionali competenti, sulla base di una richiesta presentata dalla persona interessata.

La traduzione completa in italiano di questa sentenza è reperibile su https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:62017CJ0136&from=IT

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